
Anteprima Franciacorta Muratori Millé 2021
C‘è un momento preciso: quello in cui il tappo lascia la bottiglia.
Non uno “schiocco” teatrale. Piuttosto un rilascio secco, controllato, da perfetta scuola di sommellerie. Poi il vino entra nel calice e il perlage comincia a salire, sottile, continuo.
Le mani si fermano per un istante. Qualcuno osserva in silenzio. È lì che il Franciacorta Muratori Millé 2021 inizia a raccontarsi.
Non dalla parola millesimato. Ma da quel momento preciso in cui il vino si mostra.
Perché in Franciacorta il millesimato non è soltanto una selezione. È una responsabilità.
Siamo al ristorante Zuma di Roma, attorno a un tavolo di colleghi esperti: assaggi, confronti, sguardi che accompagnano ogni calice.

Parte del tavolo di degustazione
Franciacorta Muratori Millé 2021 e il senso del millesimato
A raccontarlo è Michela Muratori, seconda generazione della famiglia.
L’emozione è composta, ma evidente. Perché qui il millesimato non è una semplice etichetta, ma il vino che più di ogni altro deve dare voce all’annata.
Muratori ha scelto di avere un solo millesimato. Una decisione netta, che cambia il peso di questo vino. Millé nasce nel 2020 e torna oggi con il Franciacorta Muratori Millé 2021, figlio di un’annata diversa, più fresca, meno espansiva.
Il millesimato, in questa visione, non è il vino più importante. È invece quello più esposto.
Un millesimato non deve essere più grande degli altri vini. Deve essere, in chiave di Metodo Classico, più vero.
Millé nasce da una selezione severa delle migliori basi di Chardonnay dell’annata. Non tutte entrano nel blend finale.
Ed è proprio qui che si gioca la differenza tra dichiarare un millesimo e crearlo davvero.

La famiglia Muratori
Muratori e la nuova lettura della Franciacorta
Muratori è una realtà profondamente legata al territorio. La famiglia, originaria della Franciacorta, costruisce il progetto vitivinicolo alla fine degli anni Novanta con una scelta precisa: lavorare su più aree della denominazione.
Non un solo vigneto, ma una presenza diffusa.
I vigneti sono distribuiti nelle sei unità vocazionali della Franciacorta, ognuna con caratteristiche pedoclimatiche diverse. Questo permette all’azienda di lavorare su una materia prima estremamente varia.

Vigneto Favento, Adro (BS)
In cantina, ogni parcella viene vinificata separatamente. Da qui nasce un lavoro di selezione molto spinto: dalle diverse vigne si ottengono numerose basi, che vengono poi valutate singolarmente prima di entrare nei blend finali.
Non tutte vengono utilizzate. E infatti non tutte devono esserlo. È un approccio che porta a costruire ogni vino con grande precisione.
Avere basi separate, leggerle, selezionarle e assemblarle diventa così una forma di racconto.
Eleganza e visione: il lavoro di cantina
In questo percorso si inserisce il lavoro di Riccardo Cotarella, celebre consulente enologico dell’azienda.
La direzione è chiara: vini puliti, leggibili, senza interventi invasivi.
Cotarella lo sintetizza con precisione: l’obiettivo è lavorare con una mano leggerissima sulla liqueur d’expédition, quasi azzerandola, per lasciare emergere il territorio senza filtri.
Il risultato sono Franciacorta eleganti, vibranti, essenziali, privi di “condimenti” che finirebbero per alterarne identità e origine.
La scelta è dunque, quella di limitare le aggiunte in fase di sboccatura, lavorando sul vino stesso per mantenere un legame diretto con l’uva e con l’annata.
Ne deriva una linea stilistica precisa, che attraversa tutta la gamma e si ritrova, con coerenza, in ogni vino.

Il consulente enologico Riccardo Cotarella e Michela Muratori
Il Brut come biglietto da visita
Prima di arrivare al Millé, la degustazione si snoda su varie referenze aziendali.
Il Brut è il primo vino servito. Ed è, paradossalmente, il più difficile. Non per struttura, ma per responsabilità. È il vino che deve parlare a tutti, quello che deve rappresentare la cantina senza filtri.
Muratori negli ultimi anni ha riportato molta attenzione proprio su questo vino. Fare bene molte bottiglie, mantenendo identità e continuità, è una sfida complessa.
Nel calice, il Brut è diretto. Frutta copiosa, zest di limone e cedro, piacevole nota di panificazione, tocco di zenzero; bocca accattivante, fresca, sapida, precisa.
Non cerca complessità forzata. Piuttosto, cerca equilibrio. (18 mesi sui lieviti).
Il primo vino di una cantina non è mai minore: è quello che decide se il racconto può cominciare.
Satèn, l’identità della Franciacorta
Il Satèn è una tipologia unica. Eppure, spesso viene semplificato.
Qui, invece, la lettura è più precisa. Il vino è cremoso, ma sostenuto da una tensione evidente.
Il naso si muove tra ricordi marini, di gesso e frutta a pasta gialla ed esotica. La bocca è morbida, ma non cedevole, la persistenza è durevole. (24 mesi sui lieviti).
Non è un vino ruffiano. È un vino misurato.

La tavolata di esperti degustatori
Rosé, tecnica e misura
Il Rosé Muratori è una dichiarazione di stile.
Il colore è elegante, mai eccessivo. Il più bello tra gli oro rosa.
Non è solo estetica, ma soprattutto tecnica. Più colore significa maggiore estrazione, più gestione di tannini e componenti amare. Qui si sceglie la precisione.
Il vino è fresco di frutti selvatici ed erbe di campo, raffinato, pieno al gusto e rispondente. Ha brillante tensione acida, e lunghezza estesa. (24 mesi sui lieviti).
Non cerca consenso facile. Gioca un campionato a sé.
Cisiolo Blanc de Noirs, il Pinot Nero come identità
Cisiolo nasce da Pinot Nero in purezza in versione Extra Brut.
Un progetto costruito su un vigneto specifico, piantato alla fine degli anni Novanta.
Nel calice, il Pinot Nero si sente.
Il naso è più scuro, più profondo, minerale. Con refoli di erbe officinali e sale affumicato. La bocca ha struttura, perfetto compendio tra freschezza e lieve trama tannica. Scia di china in uscita. (18 mesi sui lieviti).
Non nasce per le bevute spensierate. È un vino per accompagnare la sacralità del desco.
Un Blanc de Noirs non deve nascondere il Pinot Nero. Deve lasciarlo parlare.
Franciacorta Muratori Millé 2021: il tempo dello Chardonnay
Dopo il Pinot Nero, si torna allo Chardonnay.
Franciacorta Muratori Millé 2021 è uno Chardonnay in purezza, Extra Brut, con circa 48 mesi sui lieviti e una piccola parte vinificata in legno.
La sboccatura recente lo rende ancora in fase di assestamento, sebbene sia già altamente “leggibile”.
Punteggiato da un perlage di fine caratura. Il naso è lindo, preciso: lavanda, muschio bianco, agrume, frutta gialla, pepe bianco, accenni di salgemma.
La bocca è più avanti. Completa e sostenuta da una freschezza netta. Il sorso è ricco, salino, con una gioiosa progressione. E il perlage, da antologia, ancora resiste nel calice dopo minuti e minuti.
Non è un vino esplosivo. È invece un vino che dà gioia al cuore, con la sua grazia e il suo essere in piena evoluzione.

L’annata 2021 del Franciacorta Muratori Millé
La 2021 non è stata un’annata semplice.
Dopo un germogliamento regolare e una lieve gelata primaverile senza conseguenze, la stagione è proseguita con un andamento più fresco e piovoso, con piogge anche in estate che hanno rallentato la vendemmia, gestita in modo scaglionato per rispettare i tempi di maturazione delle diverse parcelle.
Il risultato è un profilo meno potente rispetto alla 2020, ma più fresco, elegante e verticale.
Un’annata che non si concede subito. Chiede tempo.
E proprio per questo può arrivare più lontano.
Il tempo del vino
Alla fine, si torna al primo suono.
Il tappo. Il vino nel calice. Il silenzio prima dell’assaggio. È lì che un millesimato smette di essere un concetto. Diventa una domanda.
Millé 2021 non risponde subito. Ma comincia a farlo, sorso dopo sorso.
E questo, a volte, è molto più interessante.
Fase fondamentale del riassaggio
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