SOEC (Station Oenotechnique De Champagne) ha festeggiato i suoi 50 anni di attività con un evento esclusivo nella bellissima Villa Foscarini Cornaro a Gorgo al Monticano nella provincia di Treviso, dove si sono avvicendati gli interventi di qualificati esperti di settore che hanno messo in luce le grandi prospettive di crescita degli sparkling wines.

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ovente noi comunicatori del vino, prediligendo il racconto romantico a quello tecnico, nascondiamo ai lettori il lavoro enologico come se questo fosse frutto di una miracolosa alchimia quasi da celare. Ed è proprio per questa mancanza di informazione che la figura dell’enologo all’uomo comune non è così ben a fuoco, al punto da confondersi a volte con il sommelier.

La frase ricorrente recitata come un mantra “il vino si fa in vigna” è certo molto sensata, ma è pur vero che dietro una tale gestazione c’è tanta passione e altrettanta scienza sia in campo che in cantina, e che la qualità nel bicchiere non può prescindere dalla mano talentuosa e rispettosa di un enologo.

Definito il ruolo dell’enologo, non più visto come stregone o tecnico dell’industria del vino, due termini che insieme fanno venire l’orticaria, rispondo ad una domanda che spesso mi viene posta: “l’enologo utilizza artifici?”. No di certo se lavora rispettando l’ampelografia della denominazione ed il suo vino, in conformità del terroir e utilizzando prodotti d’estrazione naturale; tenete ben a mente queste parole, di estrazione naturale.

Sebbene il seminario vertesse sul mondo delle bollicine e non si parlasse specificatamente dei prodotti SOEC, ho colto l’occasione per approfondire intervistando alcuni enologi presenti che utilizzano tali aiuti in cantina.

Essenziale l’intervista fatta ad Angelo Giovannini, enologo di lungo corso che ha focalizzato il suo lavoro nel Lazio, per apprendere da chi utilizza i prodotti SOEC come si sia evoluta la ricerca enologica in termini di biotecnologia applicata negli ultimi anni. Ma facciamo un passo indietro e scopriamo cos’è SOEC.

Angelo Giovannini – Enologo

La Station Oenotechnique De Champagne lavora al fianco del produttore e dell’enologo da cinquant’anni con prodotti derivati da biotecnologie su tutto l’arco del ciclo produttivo, dalla vigna all’affinamento del vino.

Nel 1972 SOEC è stata l’azienda che ha sviluppato il brevetto delle gyropalette, il sistema automatizzato di remuage che ha rivoluzionato il modo di fare Champagne e sebbene Ramon Bel, CEO del Gruppo Sofralab di cui SOEC fa parte, abbia rimarcato durante l’evento che SOEC è l’unico marchio al mondo dedicato al 100% alle bollicine, gli enologi da me sentiti reputano i prodotti sviluppati dai francesi efficaci anche per vini fermi.

L’azienda di Magenta (Epernay), supportata da diversi istituti universitari fa ricerca serrata da sempre, e così sono nate grandi innovazioni come una proteina estratta dai lieviti, dunque del tutto naturale per detannizzare e illimpidire il vino rosso. Un prodotto molto selettivo nella chiarifica che non impoverisce il vino come la tradizionale gelatina animale o l’albumina d’uovo, andando ad attaccare esclusivamente i tannini a lunga catena, quelli che danno eccessiva astringenza o ancor peggio un gusto amaro al vino.

La loro bentonite derivata da argilla purificata è un altro prodotto che ha fatto storia: se nei vini rossi per contrastare tannini scoordinati si utilizzano chiarificanti proteici, al contrario nei bianchi occorre abbattere le proteine per eliminare il rischio di casse proteica e sedimenti. Gli enologi intervistati riferiscono che ne basta un settimo rispetto ad una normale per ottenere grandi risultati.

Come pure Charm Age e Charm Elevage, i primi coadiuvanti specifici, derivati al 100% da lievito, da utilizzare durante la presa di spuma per l’elaborazione e l’ottimizzazione dell’affinamento dei vini spumanti reputati dai tecnici efficacissimi.

SOEC è quindi azienda leader di settore, con una forte presenza internazionale del marchio concretizzata in 80 enologi sparsi nel mondo che attraverso consulenze, analisi e prestazioni di servizi contribuiscono al successo di una realtà che opera su 3 aree di competenza: enologia (consulenza, analisi, prodotti enologici), prestazioni conto terzi e materiali/consumabili.

In questo attento lavoro di ricerca e sviluppo, come ha evidenziato Enrico Farinazzo, Sales Manager di SOEC, l’Italia riveste un ruolo fondamentale grazie al contributo di molti enologi nostrani che da quasi 50 anni collaborano con l’azienda francese. Savoir-faire e innovazione scientifica, dunque, alla base di un successo planetario ben consolidato come evidenzia il CEO del Gruppo Sofralab Ramon Bel.

Enrico Farinazzo – Sales Manager SOEC

Torniamo a parlare dell’interessantissimo talk-show dal titolo “CONSUMATORI E BOLLICINE. Viaggio tra le ragioni del successo degli sparkling nel mondo e prospettive future”. Accompagnati dalla regia di un frizzante Fabio Piccoli, direttore del Magazine Online Wine Meridian, si sono susseguiti gli interventi di Riccardo Cotarella, Denis Pantini, Andrea Terraneo e Luigi Cremona, concentrando indicazioni, analisi e spunti sull’evoluzione degli spumanti e loro prospettive future.

Ha aperto le danze il presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella, uno degli enologi più rappresentativi al mondo, che in video conferenza ha ripercorso le tappe che hanno segnato il successo degli sparkling, ponendo in evidenza come l’escalation qualitativa registrata negli ultimi anni sia stata per buona parte frutto di un lavoro complesso e sinergico tra tecnici e produttori, che si sono impegnati nel tutelare varietà e territori. Intervento concluso con questa dichiarazione: “Quest’anno, nonostante 4-5 mesi di emergenza iniziali, rischiamo di fare meglio del 2019, se sfruttiamo questo slancio possiamo veramente fare grandi cose”.

Riccardo Cotarella – Presidente Assoenologi

È seguito il messaggio del Presidente della Regione Veneto Luca Zaia che ha sottolineato l’importanza di avere una visione comune, e soffermandosi sull’incredibile successo del Prosecco, ha rimarcato come il traguardo raggiunto sia opera “di un lavoro di squadra durato anni che ha regalato grandi fortune a questo territorio ed all’Italia intera”.

Il discorso di Fabio Piccoli, spogliatosi del ruolo di moderatore, mi fa riflettere con la sua vivace dissertazione sul successo delle “bolle” legato a concetti di socializzazione e convivialità. Da sociologo non posso che addrizzare le antenne ascoltando queste parole: “L’aperitivo l’abbiamo esportato noi, questo è uno dei motivi per cui le bollicine si sono affermate nel mondo. Alla fine degli anni Ottanta se mi avessero detto che le bollicine sarebbero diventate un prodotto a tutto pasto non ci avrei creduto. L’adattabilità delle bollicine è un fattore determinante ed i protagonisti di questa ascesa sono i giovani (Millennials e Gen Z) che cercano la complessità ma attraverso strumenti semplici. E qui si collega il tema della comunicazione attraverso i social media che sono il modo migliore per condividere quei momenti di socialità e convivialità, le bollicine sono protagoniste assolute di questo mondo. È indubbio che il mondo della produzione debba guardare ai giovani maggiormente, continuiamo a citarli ma concretamente non siamo in grado di rivolgerci a loro nel modo migliore.

Il tema dei social media è ricorrente oggi, mi chiedo come ancora non si comprenda la centralità di tali strumenti, utilizzati dai produttori il più delle volte in maniera casereccia e senza una vera programmazione.

Fabio Piccoli – Direttore Magazine Wine Meridian

Di grande interesse l’esposizione di Denis Pantini, Responsabile di Wine Monitor Nomisma, che con il suo brillante speech conferma come siano i Millenial e la Generazione Z a guidare la crescita degli spumanti che ben si adattano ai cambiamenti sociali. Prodotti oggi non più relegati al ruolo di vini celebrativi come in passato, ma adatti dall’aperitivo al fine pasto. I giovani chiedono etichette sostenibili e a basso contenuto alcolico, due input essenziali per le case produttrici che sapranno cogliere i nuovi orientamenti di consumo.

Denis Pantini – Responsabile Wine Monitor Nomisma

È la volta di Andrea Terraneo, Presidente di Vinarius, associazione storica che riunisce le più importanti enoteche italiane. Il suo intervento verte sulla segmentazione del consumatore che acquista sparkling in enoteca, dove emergono due categorie principali di acquirenti: gli over 50 più tradizionalisti, dove tradizione è sinonimo di abitudini di consumo consolidate e gli under 35 aperti alla scoperta del nuovo. Secondo Andrea è merito della diffusione del Prosecco se oggi si consumino spumanti tutto l’anno senza essere legati a festività o ricorrenze particolari, ed è un dato significativo che si prediligano i Prosecco Extra Brut decisamente più a fuoco sulla varietà e sul territorio. Infine, in gran spolvero gli spumanti da uve autoctone, preferibilmente prodotti da piccole cantine.

Il quadro delineato appare rassicurante, il consumatore sta cambiando pelle, diviene sempre più esigente e il suo gusto più complesso.

Il microfono passa a Luigi Cremona, titolare di Witaly, tra i più grandi critici enogastronomici italiani, le cui osservazioni sono sempre illuminanti. Affrontando il tema del ruolo della ristorazione di qualità nello sviluppo delle vendite e nella diffusione della cultura degli sparkling nel mondo, riporta sotto forma di intervista le esperienze di personaggi chiave (Chef, Maître, Sommelier) della ristorazione di classe del Bel Paese. Le sorprese non mancano, ma ciò che emerge è all’unanimità un consumatore più maturo ed attento, mentre il critico invita il pubblico a guardare alla ristorazione d’Oltreoceano dove nascono in maniera dinamica sempre nuovi modelli. Infine, il monito è di tenere gli occhi aperti sulla mixology, ambito in cui gli spumanti sono protagonisti e meriterebbero la stessa massiccia comunicazione dedicata alla soda.

Non sono mancate osservazioni da parte del pubblico, con interventi mirati a sottolineare la mancanza di formazione già citata da Cremona, soprattutto degli addetti di sala che spesso si limitano a recitare i prodotti riportati nelle carte dei vini senza coinvolgere il cliente. A tal proposito sarà Fabio Piccoli con la sua chiosa assolutamente condivisibile a far notare come la formazione sia oggi lenta, obsoleta e accademica, mentre occorrerebbe sviluppare percorsi educativi concisi ed immediati che diano la possibilità di imparare a proporre i vini in modo elegante ed efficace.

Denis Pantini – Luigi Cremona – Andrea Terraneo

Il nostro viaggio nel mondo degli Spumanti si è concluso con un ricco buffet e la degustazione di Champagne Cave de Mailly Grand Cru a cura dello Chef de Cave Sébastien Moncuit. Tre prodotti eleganti e complessi che hanno coronato l’intensa giornata.

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2021-12-06T14:00:04+01:00
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