Alla scoperta del Nero d’Avola con Sicilia Doc

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Vini Doc Sicilia

Alla scoperta del Nero d’Avola, questo il tema intrigante del mio ultimo viaggio in Sicilia assieme ad un selezionato gruppo di esperti colleghi del mondo della comunicazione del vino.

Il desiderio di approfondire nasce sempre dall’assaggio di grandi bottiglie e dalla visita ai territori, e così ho colto al volo l’invito di Sicilia Doc di percorrere un itinerario speciale del gusto, tra aziende vinicole, masterclass e l’assaggio di campioni provenienti da tutta l’isola. Indubbiamente con questo approfondimento è come se tutto d’un tratto si fosse dischiuso un orizzonte inaspettato nella mia conoscenza, che mi ha portato a rivedere alcune convinzioni, sfatare luoghi comuni, scoprire le innumerevoli sfaccettature che può avere il blasonato vitigno. Cominciamo la nostra esplorazione parlando di come il Consorzio di tutela vini DOC Sicilia si occupa del vino che rappresenta, poi inquadrando la varietà e venendo alle considerazioni emerse dalla masterclass.

Sicilia Doc

Consorzio di tutela vini DOC Sicilia

Il Consorzio di tutela vini DOC Sicilia nasce nel 2012 nello scenario unico della Sicilia vitivinicola, dove l’origine della coltivazione della vite si perde nella notte dei tempi. Non stiamo qui ad approfondire la storia antichissima del vino isolano, che risale nientemeno che al XIII millennio a.C. e alla significativa diffusione della viticoltura per mano dei Fenici tra l’VIII e il VII secolo a.C. Piuttosto parliamo di cosa mi piace di questo Consorzio che mi ha portato alla scoperta del Nero d’Avola ben capitanato dal Presidente Antonio Rallo, tra le figure di spicco del vino siciliano.

Come tutte le istituzioni consorziali ha come scopo quello di rappresentare, valorizzare e promuovere il vino del territorio, in questo caso di tutta la Sicilia, ma ciò che mi interessa maggiormente e che lo stia facendo garantendo qualità per vini dall’indole moderna, prodotti secondo principi di sostenibilità certificata, piacevolezza nel calice, con un’attenzione al rapporto qualità/prezzo, cosa che oggi non guasta.

I viticoltori promotori di questa Doc sono quasi 8k, operanti su 24.683 ettari vitati, con una produzione nel 2021 di 96 milioni di bottiglie. Una forza dunque imponente che si muove al passo con i tempi.

Antonio Rallo

Antonio Rallo Presidente Sicilia Doc – credit Sicilia Doc

Alla scoperta del Nero d’Avola

Malgrado le sue origini siano poco note è risaputo che il vitigno Nero d’Avola sia approdato in Sicilia con i Fenici che lo impiantarono nell’isola. Ed è un dato di fatto che nel corso dei secoli sia stato conosciuto e dunque registrato nel Catalogo Nazionale delle Varietà di Vite con il nome di Calabrese. In realtà è soltanto nell’Ottocento che si è cominciato a parlarne associandolo ad Avola, noto comune in provincia di Siracusa. Ma che collegamento c’è tra l’uva Calabrese e il Nero d’Avola?

Sono diverse le ipotesi sull’origine del suo nome, si è parlato inizialmente di un’uva affine per grande qualità a quelle originarie della Calabria. Sebbene l’ipotesi oggi più accreditata sia quella dell’italianizzazione del termine dialettale Calavrisi che deriva dal dialetto siculo, dove “Calea” sta per uva e “Aulisi” per Avola, quindi l’uva proveniente da Avola. Dopo l’Ottocento la designazione “Calea” viene sostituita da “Nero” e si arriva così al sostantivo Nero d’Avola.

Cosa certa è l’eccezionalità di questa varietà con cenni a fine Cinquecento nel “De naturali vinorum historia” di Bacci (1596) e un secolo dopo dal Cupani (1696). Relativamente più recente invece l’opera del Mendola (1868) che parla della sua diffusione nelle province di Agrigento, Catania e Siracusa, mentre è solo alla fine dell’800 che si registra l’espansione in tutta la Sicilia, come testimoniato dai bollettini ampelografici.

Nero d'Avola Vigna Mare

Vigna di Nero d’Avola – credit Sicilia Doc 

Descrizione del Nero d’Avola

Visto che siamo alla scoperta del Nero d’Avola diventerei noioso se vi parlassi approfonditamente dei principali caratteri ampelografici e della fenologia della varietà, ma una cosa è bene metterla in risalto sui parametri qualitativi dei mosti, questi risultano infatti sempre ricchi in zuccheri, con buon equilibrio tra acidità e zucchero, anche quando quest’ultimo risulta elevato. E per gli amanti della chimica enologica va detto che i PH sono piuttosto bassi e vi è netta prevalenza dell’acido tartarico sul malico, con tenori medi di antociani e tannini. La questione degli zuccheri “alti” è da tenere ben a mente, se non altro per comprendere lo sviluppo di alcune fasi storiche che hanno interessato la varietà.

Grappolo Nero d'Avola

Il Nero d’Avola – credit Sicilia Doc

La consacrazione del Nero d’Avola

Nel corso dei secoli salienti per l’enologia sono state tante le fasi legate all’evoluzione e poi alla consacrazione del vitigno. Definiamole brevemente per andare alla scoperta del Nero d’Avola. Anzitutto per la sua dote di essere così ricco di zuccheri e dopo la vinificazione di alcool, la fase che lo vede fin da fine Ottocento e per lungo tempo tra i preferiti per fortificare attraverso mosti e vini da taglio i campioni del Centro-Nord d’Italia e persino di Francia. Una mortificazione andata di pari passo con quell’attitudine legata alla ricchezza del clima di raccoglierlo a maturazione esasperata e vinificarlo con poca cura, ottenendo vini grossolani, per lo più sfusi. Mentre la valorizzazione è avvenuta progressivamente attraverso diversi stadi, cominciati all’incirca a metà anni Ottanta del secolo scorso e contemporanei alla trasformazione colta dal vino italiano per mano qui solo di pochissime aziende. Successivamente all’estesa rivoluzione tecnica del vino meridionale databile anni Novanta, innescata proprio in Sicilia grazie alla discesa in campo di consulenti di primordine come Giacomo Tachis, che ha condotto la vera svolta del vino siciliano.

Il Nero d’Avola si fa conoscere

Molto del potenziale del Nero d’Avola è emerso grazie ai blend con vitigni internazionali pensati per l’estero, che hanno poco a poco accostumato i consumatori internazionali alla varietà vinificata in purezza, facendo riconoscerne le doti anche dai fruitori nostrani, altresì allettati da una politica del prezzo vantaggioso. Importantissima, se non altro per cristallizzare nella memoria comune un’idea sbagliata del gusto dei vini ottenuti dalla varietà, la fase dell’uso esasperato della barrique, con campioni pensati per un utente straniero abituato ad un certo gusto del vino, finito poi per conquistare anche i palati italiani. Contemporanea a quella dei campioni così detti “body building”, dalle estrazioni antocianiche spinte, sgraziati ed iper-concentrati, difficili da abbinare al cibo e faticosi da apprezzare fino a fine pasto, con evidenti criticità sulla tenuta dei vini nel tempo.

Tutto ciò, sebbene abbia favorito la consacrazione e l’espansione nei mercati, ha analogamente fatto sì che si creasse nell’immaginario comune, e a torto, un’idea amalgamante dei vini da Nero d’Avola, senza offrire la dimensione delle innumerevoli sfumature che possono assumere i vini provenienti dal nobile vitigno.

Vigneto Nero d'Avola

Vigna di Nero d’Avola – credit Sicilia Doc

Alla scoperta del Nero d’Avola: gli studi sulla varietà

Negli ultimi anni studi approfonditi sulla zonazione e progetti come “Valorizzazione vitigni autoctoni siciliani” ci spiegano scientificamente come il principe dei vitigni rossi siciliani abbia così tante identità.

Grazia alla sua capillare diffusione nell’isola si sono potuti identificare quattro biotipi che differiscono tra loro per morfologia, aspetti agronomici nonché enologici. Di seguito la catalogazione.

Biotipo A

Diffuso nell’area della Sicilia centro-meridionale in prevalenza nelle zone interne delle province di Palermo, Agrigento e Caltanissetta, ha grappolo cilindrico allungato e un acino medio. È denso nel colore rubino e tipico nelle note di ciliegia, spezie scure, toni balsamici e tratti vegetali. Sviluppa vini corposi, potenzialmente alti livelli di alcol, generalmente acidità elevate, notevoli concentrazioni polifenoliche ma dal carattere dolce. I vini ricavati sono longevi.

Biotipo B

Si estende in tutta l’isola benché sia proprio della Sicilia occidentale (Trapani). È il Nero d’Avola produttivamente molto costante, con grappolo compatto di dimensioni medio-grandi e media fertilità dei germogli. Ha profilo olfattivo più vivace e meno profondo, non eccede in zuccheri, né in composti fenolici, con vini meno strutturati e dai tannini meno fitti. È un Nero d’Avola di pronta e facile beva.

Biotipo B1 e B2

Maggiormente diffusi nel sud-est della Sicilia, il B1 ha grappolo cilindrico semi compatto di medie dimensioni, mentre il B2 presenta un grappolo medio, di forma conica e molto compatto. I vini che ne derivano sono intensi nel colore, caratterizzati soprattutto da ricordi olfattivi di matrice fruttata e note di spezie. Possono avere notevole alcolicità, sebbene minore rispetto al Biotipo B e a differenza di quest’ultimo significativa concentrazione di polifenoli. Inoltre, sono dotati di buona acidità. Quindi si prestano bene all’invecchiamento.

Nero d'Avola

Grappolo di Nero d’Avola – credit Sicilia Doc

Numeri ed aree del Vigneto Nero d’Avola

Ma come si inquadra il vigneto Nero d’Avola all’interno del contesto regionale? Prima di parlarvi dei numeri della varietà ed andare alla scoperta del Nero d’Avola vi do un accenno a quello regionale. Qui la cosa si fa interessante perché con i suoi 97k ettari il vigneto Sicilia ricopre il 30% della superficie vitata italiana, ed è straordinario che da solo sia più grande di quello della Nuova Zelanda e del Sud Africa, ed equivale all’intera superficie vitata della Germania. Nondimeno va sottolineato che si tratta di quello a coltura biologica più grande d’Italia, grazie a condizioni pedoclimatiche molto favorevoli (26.000 ettari – fonte SIAN 

Dei 97k ettari citati, 15 sono a Nero d’Avola, con diffusione su quattro macroaree con caratteristiche ben distinte come orografia, altimetria e composizione dei suoli. Quella occidentale si sviluppa tra Agrigento, Trapani, parte di Caltanissetta e Palermo. L’area centrale nelle zone collinari e montane di Enna e in piccola parte di Palermo. L’Area sud-orientale nella parte meridionale di Caltanisetta e Catania, Ragusa e Siracusa, ed infine l’area nord-orientale nella zona di Messina.

La diffusione maggiore è registrata nelle province di Agrigento, Trapani e Caltanissetta, mentre gli ettari di Nero d’Avola rivendicati a Doc Sicilia ammontano a 8.551 (censimento 2021), ponendo il vitigno in prima posizione tra quelli iscritti alla Doc.

Nero d'Avola Bio

Il vigneto biologico siciliano – credit Sicilia Doc

Masterclass “Le diverse espressioni del Nero d’Avola per suolo”

Oggi si può parlare di una vera mutazione culturale nella produzione del Nero d’Avola, che ha seguito le tappe dell’evoluzione del vino italiano e quelle del gusto del consumatore. Resta il fatto che ci sia stato un ritardo netto nella comunicazione, non si è infatti adeguatamente rimarcato come negli ultimi anni i vini abbiano variato significativamente la propria fisionomia. Il cambio di stile è evidente ed è da attribuire alla viticoltura totalmente mutata negli anni, ed anche al lavoro delle nuove generazioni di viticoltori che seguono l’orientamento del mercato attuale con vini meno “pesanti”, dunque più fruibili, freschi, eleganti e di facile accostamento a tavola.

Durante la tre giorni isolana, tra assaggi e visite in cantina ciò è emerso in maniera evidente, sia attraverso la degustazione di etichette recenti che dalla progressione dei campioni storici. Ed ancora più dettagliatamente, si è potuta cogliere la plasticità del Nero d’Avola e il quadro di originalità su cui si muove il vitigno attraverso l’identità territoriale.

Masterclass

Masterclass con Filippo Buttafuoco, Luigi Salvo e il Vicepresidente Sicilia Doc Giuseppe Bursi – credit Sicilia Doc

Di grande interesse la masterclass proposta dal Consorzio, condotta da Luigi Salvo, giornalista di lungo corso affiancato da Filippo Buttafuoco, espertissimo agronomo consulente di Sicilia Doc, dal tema “Le diverse espressioni del Nero d’Avola per suolo”. Guarda qui la diretta

Luca Grippo Luigi Salvo

Il giornalista Luigi Salvo ci guida alla scoperta del Nero d’Avola

Il suolo del Nero d’Avola

Come ben sappiamo il suolo è uno dei fattori che va ad interferire maggiormente nell’espressione genetica di un vitigno, e la Sicilia con la sua storia geologica di 30 milioni di anni ha sviluppato un’enormità di tipologie di terreni con profondità, fertilità e tessitura differenti (vulcanico, sabbioso, calcareo, limoso, argilloso, medio impasto ecc.). Gli aromi dei vini, dunque, sono condizionati anche dal tipo di terreno che stimola una serie di marcatori genetici particolari che determinano l’originalità e la tipicità del campione. A titolo d’esempio su suolo calcareo si avranno mediamente vini dal bagaglio pronunciatamene floreale e più freschi, mentre su terreni argillosi caratteristiche diametralmente opposte, ma ciò lo vedremo più specificatamente nel resoconto della degustazione.

Occorre tener presente che la variabilità dei suoli avviene sia nel singolo appezzamento, che in uno stesso punto di questo a diverse profondità.

Mappa dei suoli siciliani

Carta dei suoli della Sicilia

A supporto della degustazione di campioni provenienti da diversi areali produttivi e della sola annata 2020, sono state fornite delle scatoline contenenti i terreni di origine dei singoli vini, su cui mi sono precipitato ansiosamente per toccare la terra ed annusare il suo profumo già di per sé molto eloquente.

Masterclass i suoli

Degustazione

Campione 1

Composizione Terreno: medio impasto franco argilloso 200 m. s.l.m.

Territorio: Trapani

Vinificazione e maturazione: Inox

La porzione dell’argilla, del limo e della sabbia è quasi in equilibrio. Da questo tipo di suolo si avranno Nero d’Avola riccamente floreali e fruttati, profondi e di buona rotondità.

Rubino dai bagliori porpora. Il naso, puntuale, evoca il suolo da cui proviene: frutta rossa, glicine e lillà, mixati a toni di spezie scure e cenni vegetali. Gode di stimolante freschezza e tannini docili. È un vino semplice, ben fatto, decisamente attuale.

Nero d'Avola Suolo medio impasto franco argilloso

Il dott. Buttafuoco durante uno scavo su suolo di medio impasto franco argilloso – credit Sicilia Doc

Campione 2

Composizione Terreno: argilloso 600 m. s.l.m.

Territorio: Palermo

Vinificazione e maturazione: Inox + 12 mesi barrique

La porzione dell’argilla rossa o scura è pressoché totale. Le radici non penetrano in profondità perché manca ossigeno. Da questo tipo di suolo si avranno Nero d’Avola dal colore denso, consistenti, ricchi di aromi e longevi.

Colore pieno e brillante, preludio di sentori di frutta e fiori a volontà con richiami di spezie dovuti al passaggio in legno. Ben presenti i tannini che assieme alla freschezza supportano un bel corpo. Scia vegetale sul finale.

Nero d'Avola Suolo Argilloso

Suolo argilloso – credit Sicilia Doc

Campione 3

Composizione Terreno: sabbioso limoso 150 m. s.l.m.

Territorio: Ragusa

Vinificazione e maturazione: Inox

Il terreno sabbioso di colore rosso, perché ricco di ferro, è molto permeabile dall’acqua e di conseguenza favorisce maturazioni precoci. Da questo tipo di suolo si avranno Nero d’Avola dal colore più tenue, più delicati e fini, morbidi e meno alcolici.

Rubino splendente. Un filo di china attraversa lo squillante profilo fruttato e floreale, appena pepato e ben assortito da note di macchia marina e bacche scure. Bocca lauta di tensione, fresca e dal tannino nervoso.

Nero d'Avola suolo sabbioso

Suolo sabbioso – credit Sicilia Doc

Campione 4

Composizione Terreno: calcareo 220 m. s.l.m.

Territorio: Siracusa

Vinificazione e maturazione: Inox + 12 mesi botte grande

Il terreno calcareo offre pochi nutrienti alla pianta, in alcuni casi è poroso. Le radici penetrano in profondità. Il colore chiaro lo rende freddo; ha una buona capacità di ritenzione idrica. Da questo tipo di suolo si avranno Nero d’Avola dal colore poco concentrato; eleganti e profumati. Con struttura non eccessiva, viva acidità, tannini poco aggressivi.

Rubino “pallido” e adamantino. Il naso è elegante e delicato, è la mia idea di Nero d’Avola, con nette fragranze d’agrumi e pan di spezie. Esordio gustativo all’insegna della freschezza, spalleggiata da tannino ben pettinato. Refoli di rovere che conferiscono toni di spezie nell’epilogo.

Nero d'Avola suolo calcareo

Suolo calcareo – credit Sicilia Doc

Campione 5

Composizione Terreno: calcareo argilloso 250 m. s.l.m.

Territorio: Caltanissetta

Vinificazione e maturazione: Inox + 12 mesi botte grande e tonneau

Un suolo a metà strada tra i due tipi di terreno, con effetti sulla produzione dell’uva generalmente ambivalenti.

Da questo tipo di suolo si avranno Nero d’Avola fini, minerali, corposi, verticali.

Il colore è violaceo e la consistenza è pingue. Naso dettato da pimpanti ricordi di frutta rossa, più profondi di spezie scure, toni di selce e radici. La bocca vibrante dà il meglio di sé con una massa fenolica rotonda e ben disciolta nella struttura.

Nero d'Avola dott. Buttafuoco

Masterclass – dott. Filippo Buttafuoco – credit Sicilia Doc

Campione 6

Composizione Terreno: argilloso limoso 250 m. s.l.m.

Territorio: Trapani

Vinificazione e maturazione: Inox + cemento

In superficie il terreno è composto da argilla grigia e rossa; attraverso i crack le radici vanno in profondità. Poi troviamo argilla e limo.

Da questo tipo di suolo si avranno Nero d’Avola dal colore carico, corposi, orizzontali.

Rubino cupo. Naso perentorio, sciorina toni di amarena, tabacco da fiuto, ricordi minerali. Al gusto ha tannini nervosi, freschezza ben inquadrata e scia sapida sul finale.

Nero d'Avola degusta Grippo

Al termine della degustazione

In conclusione, questa tre giorni mi è apparsa non più come il viaggio intorno al vitigno, ma alla scoperta di un nuovo Nero d’Avola, e per certi versi inaspettato. Un vino attualissimo, accresciuto notevolmente in termini di qualità, con una freschezza di fondo che scardina più di un luogo comune. Dimenticate quindi i campioni coloratissimi ed impenetrabili, abbondantemente concentrati, dal tannino molle e quindi poco longevi. Oggi è possibile imbattersi in Nero d’Avola capaci di esprimere un’infinità di diversi terroir, con stili seppur opposti, sempre brillanti, vivaci, tesi e durevoli. Sono vini perfetti a tavola dall’aperitivo, con le versioni spumantizzate, fino al dolce, con quelle passite. Evidentemente è questa la vera natura del Nero d’Avola.

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